Recensione San Berlinguer, di Marcello Sorgi

Copertina del saggio San Berlinguer, di Marcello Sorgi

Molto distante, per mia formazione, dalle tendenze agiografiche degli ultimi anni circa l’importantissima e fondamentale figura di Enrico Berlinguer, confesso che mi ero approcciato con un po’ di diffidenza al libro di Marcello Sorgi dal titolo, niente meno, di “San Berlinguer”.

Durante la lettura, invece, mi sono potuto ricredere perché l’autore ha cercato di fornire un ritratto del politico scevro dalla sua mitizzazione, benché con alcune smagliature, spiegando nel testo il perché del titolo.

Il giornalista ha unito il racconto della sua esperienza di giovane cronista politico del quotidiano L’Ora, a quel tempo testata del PCI, e del Messaggero poi, all’approfondimento degli anni della segreteria di Berlinguer, di cui, da osservatore, ha potuto seguire la storia politica fino alla tragica scomparsa durante il comizio del 1984 a Padova, evento che ne ha consegnato la figura ad una dimensione altra.

Nella ricostruzione di quel periodo storico, l’autore racconta i grandissimi meriti riconosciuti a Enrico Berlinguer, primi tra tutti l’allontanamento dall’ortodossia sovietica del più importante partito comunista dell’Europa occidentale e la lucidità della dottrina del “compromesso storico”, poi fatto naufragare con l’assassinio di Moro.

Al contempo, Sorgi illustra quelli che, a suo dire, furono i limiti di alcune prese di posizione del politico come quella sull’austerità, che non avrebbe tenuto conto della trasformazione della società italiana di quegli anni e della progressiva perdita di importanza della classe operaia nell’economia; del rapporto con la DC che all’elezioni del ’79 costò la perdita di un milione e mezzo di voti; del braccio di ferro senza vincitori né vinti con il rampante PSI di Craxi.

Il bel libro edito da @chiarelettere termina con una serie di interviste ad alcuni importanti dirigenti di quegli anni tra i quali Achille Occhetto, Giuliano Ferrara (…eh già), Claudio Petruccioli, Massimo D’Alema e Walter Veltroni, che aiutano a completare il ritratto di uno dei politici più influenti di una Sinistra che ormai non esiste più.