
Tra il 1942 e il 1945 il medico psichiatra austriaco di origine ebraiche Viktor Frankl venne internato nei campi di concentramento nazisti riuscendo miracolosamente a sopravvivere ma perdendo le sue persone più care.
“Uno psicologo nei lager” è la testimonianza di ciò che Viktor Frankl ebbe modo di vivere nella doppia veste di internato, testimone oculare della follia nazista, e di medico psichiatra. Una condizione che successivamente adoperò per riflettere da una prospettiva medica sull’impatto che l’orrore dei lager nazisti aveva avuto sulla psiche degli internati e sulla capacità di resilienza dell’uomo anche nelle condizioni più atroci.
Viktor Frankl suddivide in tre fasi principali ciò che gli internati si erano trovati a sperimentare: lo shock dell’accettazione del campo di concentramento; la fase della vita nel lager e il conseguente scivolamento nell’apatia e infine, per i pochi fortunati sopravvissuti, la fase del ritorno alla libertà, con la sensazione di irrealtà e di spersonalizzazione.
L’autore approfondisce, poi, i tratti psicologici dei kapò e degli aguzzini che avevano avuto in mano il destino di milioni di uomini inermi, esseri abietti accomunati dal sadismo e da un inconscio complesso di inferiorità da colmare.
Ma l’aspetto più interessante della testimonianza di Viktor Frankl è la riflessione su ciò che aveva aiutato i prigionieri dei lager a rimanere in vita durante la tragica esperienza dell’olocausto.
Viktor Frankl, che fu il fondatore dell’approccio psicoterapeutico della logoterapia, lo individua nella capacità di volgere la loro precaria esistenza verso uno scopo e nel dare un significato alla propria vita anche nella sofferenza più grande.
“Un essere umano – scrive Viktor Frankl – è una cosa finita e la sua libertà è limitata. Non è libero dalle condizioni, ma è libero di prendere una posizione nei confronti delle condizioni”.
Nell’approccio logoterapico che Frankl elaborò negli anni Trenta e sviluppò anche successivamente all’esperienza nei campi di concentramento, sono tre i modi con cui l’uomo può dare un significato alla propria vita: creando un lavoro o portando a termine un’azione; sperimentando qualcosa o incontrando qualcuno; reagendo alla sofferenza, anche le più indicibili.
Forme di reazione che, sottolineò lo studioso stesso, non sono facili soprattutto in determinate condizioni e possono variare da persona a persona, ma che, se perseguite, aiutano anche ad arricchire di significato la propria esistenza e a illuminarla da nuove prospettive, rendendo il contributo di Viktor Frankl ancora oggi più che mai attuale.




