Recensione La generazione ansiosa, di Jonathan Haidt

Copertina del libro La generazione ansiosa, di Jonathan Haidt

Frammentazione dell’attenzione, privazione sociale, dipendenza. Sono tre dei principali effetti negativi indotti dall’abuso del telefonino e dei social network sulle menti degli adolescenti analizzati dallo psicologo Jonathan Haidt in “La generazione ansiosa” di cui presentiamo la recensione.

L’opera dello studioso è un libro da leggere perché, per la prima volta, è stata analizzata, con una ricca mole di dati, quella che l’autore ha definito La Grande Riconfigurazione, ovvero il cambiamento generato sulla psiche degli adolescenti a partire dagli anni Dieci dal cellulare e dai social media.

È stato proprio in quegli anni, infatti, che si è compiuto il salto tecnologico del telefonino, da strumento dalle funzioni ancora limitate, a smartphone perennemente connesso a internet e capace di un flusso di comunicazione incessante tra le persone.

Sempre negli stessi anni, Facebook, Instagram, Snapchat e, più recentemente, TikTok, hanno ingegnerizzato le loro app per incrementare il tempo di permanenza degli utenti e irretirne sempre di più l’attenzione.

Ciò è stato possibile attraverso l’introduzione di sistemi di ricompensa sociali e dopaminergici, come i like, i cuoricini, la rincorsa all’aumento del numero dei follower, o l’eliminazione di frizioni all’uso delle stesse con l’introduzione dello scroll perpetuo, che nel tempo hanno innescato un vero e proprio processo di dipendenza degli utenti da queste piattaforme.

Gli effetti sono stati devastanti sotto molteplici aspetti, perché questi strumenti, apparentemente innocui, in poco tempo hanno influenzato profondamente lo sviluppo cerebrale dei ragazzi, il profitto scolastico, la socialità, la capacità di autoregolazione emotiva, le competenze relazionali. La loro salute mentale.

L’autore propone quattro aree di intervento urgenti che coinvolgono le istituzioni, le scuole e i genitori:
– uso degli smartphone solo dalle scuole superiori
– iscrizione ai social network dai sedici anni
– scuole senza telefono
– promozione del gioco come pratica educativa e di sviluppo dei bambini.

Una serie di proposte sensate che laddove sono state perseguite, anche solo in parte, hanno mostrato immediatamente dei benefici.

Che cosa ne pensate di quanto esposto nella recensione de La generazione ansiosa ? Vi aspetto con piacere nei commenti!