
La chiave di lettura dello stupendo romanzo di Nicoletta Verna, I giorni di Vetro, è fornita dall’autrice stessa in una nota al termine della storia. “In questo romanzo”, scrive l’autrice, “non c’è niente di vero, eppure non c’è niente di falso. Non c’è niente di vero, perché la storia è del tutto inventata, eppure non c’è niente di falso perché quasi ogni vicenda parte da racconti e personaggi di cui in qualche modo ho letto o avuto notizia.”
La storia magistralmente narrata si colloca nel più alto filone della letteratura partigiana, con un omaggio esplicito a Beppe Fenoglio, ma con uno stile personale e originale.
I giorni di Vetro sono una discesa negli inferi dei crimini del nazifascismo e della violenza delle guerre passate, contemporanee o addirittura future. Perché cambiano gli spazi e i tempi, ma non la natura umana e la sua inclinazione verso la sopraffazione, a cui si contrappone, però, l’anelito alla propria redenzione.
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