Recensione Non farti fottere, di Lilli Gruber

Secondo Statistics & Data nel 2022 le cinque maggiori piattaforme online del porno hanno avuto una media di 10 miliardi di accessi al mese. Nel 2019 solo su Pornhub sono state guardate 6 miliardi di ore di video.

Un quarto delle ricerche su Google sono relative a contenuti per adulti.

Quello del porno online è un fenomeno globale che, sfruttando i progressi della rete Internet, negli ultimi anni è diventato sempre più pervasivo ed è fruito da fasce sempre più larghe della popolazione.

Per quanto riguarda l’Italia, una ricerca del 2019 del Censis ha rilevato che i video per adulti sono visti dal 61,2% degli uomini tra i 18 e i 40 anni mentre il 25% lo fa in coppia.

Nello sdoganamento del fenomeno ha influito anche una certa narrazione che, sfruttando i social e l’appoggio di molti media – basti pensare a Rocco Siffredi ormai elevato al rango di maître à penser – ha rivestito di una nuova patina un mondo che continua a conservare molti coni d’ombra.

In “Non farti fottere“, Lilli Gruber ha scritto una bellissima inchiesta sul mondo del porno analizzandolo sotto molteplici aspetti e affrontando con pragmaticità i molti interrogativi sollevati.

È un dato di fatto. Il porno fa breccia, a tutte le età, perché semplicemente smuove uno degli istinti più potenti e naturali dell’uomo.

Alcuni approcci di studio del fenomeno ritengono che il porno avrebbe contribuito alla liberazione sessuale.

Secondo altri, alimenta e consolida gli stereotipi di genere e l’oggettificazione sessuale del corpo, in particolare della donna, trattata come un mero strumento di soddisfacimento del piacere sessuale del maschio.

Osservandolo da vicino, è evidente che gran parte dei video per adulti è prodotta a uso e consumo del genere maschile e che la rappresentazione della donna è di un essere umano il più delle volte degradato e violato nel corpo e nell’anima.

Basta guardare le tante categorie, titoli, hashtag con cui vengono raccolti i video che spesso fanno riferimento a contenuti di sesso violento, abusante e deumanizzante su cui queste piattaforme fanno i miliardi.

Un mercato che è stato stimato valere più di 100 miliardi all’anno e in continua crescita.

A lungo termine, fa notare la giornalista, qual è l’impatto che questi contenuti hanno sulla società e sui soggetti più fragili e vulnerabili?

In nome della libertà di espressione queste piattaforme hanno avuto la strada libera alla pubblicazione anche di contenuti indicibili e, approfittando di vuoti normativi, perfino al caricamento di migliaia di contenuti con riprese di minorenni raggirati o di vittime di revenge porn su cui hanno continuato a lucrare per anni, come hanno svelato molte inchieste giornalistiche.

In un Paese come il nostro, in cui si consuma un femminicidio ogni tre giorni, si può ipotizzare una correlazione tra i fatti di cronaca degli stupri di gruppo avvenuti nel 2023 a Palermo e successivamente a Caivano e l’esposizione senza filtri anche a video che simulano queste sopraffazioni?

Non è un’ipotesi così peregrina, stando all’aumento dei casi di violenza sessuale e al linguaggio adoperato nelle intercettazioni di uno degli stupratori di Palermo che si vantava che “La carne è carne” o scriveva “Eravamo 100 cani su una gatta”.

In un panorama così torbido, e di fronte alla naturale attrazione verso la scoperta della propria sessualità, osserva la giornalista, quali possono essere, quindi, gli effetti sulle generazioni dei più giovani?

Pericolosi sotto molteplici aspetti, compresi quelli psicologici e sociali, considerato che sono sempre più i ragazzini in età preadolescenziale che, mossi dalla legittima sete di scoperta del corpo, si avvicinano a questi contenuti e, in un’età critica, possono costruirsi una percezione artefatta della realtà, dei rapporti tra uomo e donna, della sessualità e della propria immagine personale.

A complicare il quadro, però, c’è anche la totale assenza di una seria politica educativa alla sessualità che non avviene né in famiglia, né tantomeno a scuola, dove nonostante le proposte, l’eduzione sessuale non è mai stata introdotta come materia di studio lasciando così i più giovani completamente allo sbaraglio su un tema di fondamentale importanza per il loro sviluppo.

La dimensione del fenomeno del porno è tale, osserva la giornalista, che non si può ignorare per le numerose implicazioni che comporta. Non ultima, anche la raccolta e la gestione dei dati personali degli utenti che vengono profilati e rivenduti a fini commerciali. Siamo poi così sicuri che tutto avvenga nel pieno rispetto della privacy degli utenti? Avere qualche dubbio sarebbe più che legittimo.

La lettura del saggio di Lilli Gruber è davvero consigliata sia ad un pubblico adulto che ad uno più giovane perché affronta in modo diretto, senza moralismi o demonizzazioni, un fenomeno dettato anche dalla natura dell’essere umano che ha, direttamente o indirettamente, un grandissimo impatto sulla società.