Recensione di Hacker, storie di uomini e di macchine, di Alessandro Curioni

Copertina di "Hacker, storie di uomini e macchine", di Alessandro Curioni

Un fenomeno variegato e complesso che nasce negli anni Sessanta nei laboratori del Mit di Boston, passa attraverso il leggendario Homebrew Computer Club, che diede il fondamentale impulso per la costruzione dei primi personal computer, e arriva ai giorni nostri, attraverso le gesta spericolate di centinaia di incursioni informatiche narrate, e anche mitizzate, dai mass media.

Parliamo degli “hacker”, temine polisemico derivato da “to hack” , tagliare, sminuzzare, per estensione “trovare una soluzione”, con cui inizialmente venivano identificati i primi ricercatori che attraverso il loro approccio costruivano la base della rivoluzione informatica e successivamente è stato, erroneamente, associato ad individui interessati a compiere atti di pirateria informatica. Fenomeno, quest’ultimo, che sarebbe più corretto definire dei “Crackers”.

Per conoscere bene che cosa è stato il fenomeno hacker e l’apporto nella cultura di massa è fondamentale partire dalle opere di Stephen Levy, “Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica”; Pekka Imanem, autore de “L’etica hacker” e Manuel Castells, de “L’ era dell’informazione”.

Il saggio “Hacker, storie di uomini e di macchine”, di Alessandro Curioni, edito da @chiarelettere, si inserisce nel solco tracciato da questi autori aggiornando l’evoluzione del fenomeno agli ultimi anni. L’unica pecca, forse, è lo sbilanciamento sulla trattazione della parte mediaticamente più conosciuta dell’hacking, ovvero quella delle intrusioni informatiche che sfociano in atti di cybercrime. Ma ciò non intacca la validità del testo come stimolo per approfondire l’interessante e appassionante argomento.