
Negli ultimi anni, lo sviluppo dei software di Intelligenza Artificiale ha impresso un’ulteriore accelerazione al cambiamento del nostro presente innescato dalla rivoluzione digitale.
Siamo nel mezzo di una trasformazione epocale che plasma e ridefinisce la realtà in cui viviamo, modificandola in un’infosfera dove il mondo fisico e il virtuale si fondono in un unico ambiente.
L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale è stata resa possibile da due fattori: lo sviluppo della potenza di calcolo dei computer e, in secondo luogo, il passaggio dello studio dell’Intelligenza Artificiale da branca della logica matematica a branca della statistica e delle sue correlazioni.
Le tecnologie digitali, e in particolare l’IA, offrono enormi opportunità di applicazione in tutti i campi lavorativi e del sapere, ponendo al contempo una serie di sfide e potenziali rischi. La rivoluzione digitale modifica alla base il modo di rapportarci alla realtà e i nostri valori, promuovendo nuovi comportamenti. Introduce nuove modalità lavorative, crea nuove professioni e ne elimina altre con il conseguente impatto sulla società.
Riconoscere e interpretare i cambiamenti in atto è oggi più che mai necessario per affrontare i nuovi, molteplici ineludibili quesiti.
In “Etica dell’intelligenza artificiale”, edito da Cortina Editore, il filosofo Luciano Floridi ha svolto questo compito con incredibile capacità di analisi e profondità, scrivendo un’opera che è una vera e propria bussola in questo campo di studi.
L’analisi dell’impatto etico dell’innovazione digitale, spiega il filosofo, diventa oggi più che mai una priorità in quanto gli algoritmi non sono conformati in modo tale da consentire agli utenti di comprenderli o di percepire quale sia il modo migliore per utilizzarli.
Il ruolo dell’etica come strumento di indagine è pertanto fondamentale per guidare l’innovazione tecnologica: valutando ciò che è fattibile, privilegiando ciò che è sostenibile, quindi ciò che è socialmente accettabile e scegliendo ciò che è socialmente preferibile.
Un ruolo che è sia precedente sia successivo alla legge in quanto contribuisce prima a renderla possibile e in seguito a integrarlo.
E che considera, giustamente, la tecnologia digitale non come un fine, come sempre più spesso sembrano averla intesa i proprietari delle principali piattaforme digitali, bensì come un mezzo al servizio del progresso della società.




